lunedì 4 ottobre 2010

Hiroshima

Oggi siamo passati da Hiroshima.
Fa' impressione.
Non so se e' solo suggestione ma vedere con i propri occhi la grandezza di una citta' che e' stata rasa al suolo in pochi secondi un po' di angoscia la fa' venire.

Ma bando ai pensieri profondi.
Ora siamo sul treno per Osaka, our last Japanese station. Ci tocca.

Ah! Oggi il simpatico racoon e' riapparso più volte. E' proprio carino, si e' lasciato avvicinare e mi ha morso. Ha detti affilati come i coltelli shogun che mi hanno tranciato di netto una falange e cosi' siamo dovuti correre in fretta e furia all'ospedale.


Scherzavo, era solo per mettere un po' di pathos al racconto.

Oggi e' stata una giornata bellissima sotto ogni punto di vista e ci e' dispiaciuto venir via: avremmo fatto volentieri altri bagni nudi con i nippo.
Come avete poi potuto notare dalle foto, siamo stati in uno dei più bei santuari in assoluto (sara' anche che un abbozzo di autunno sta colorando di rosso i boschi) pieno di migliaia di statuette di monaci assurdi.

Apro una parentesi: il treno su cui viaggiamo ha un jingle (tutto in japan ha un jingle: treni, metropolitane, stazioni, macchinari,...) che infonde una tristezza cosmica: prendete un film francese degli anni 70, massimo primi 80, di quelli dove l'attore ha sempre una sigaretta accesa, fuori piove sempre, i dialoghi praticamente non esistono, cosi' come la trama. Ecco. E' cosi'.
Le metro a Tokyo invece erano fichissime: il jingle ti si piantava in testa e lo canticchiavi tutto il santo giorno.

Ah. Apro un'altra parentesi. Viene buio prestissimo: sono le 17.40 e il sole sta calando.

Ah! Mi e' venuta in mente una cosa importantissima: ricordatemi di raccontarvi di quando la Fre'e, al mercato del pesce di Tokyo, si e' messa a cantare il noto brano technotrance degli anni 90 "How much is the fish?" :))

Ora mi godo le citta' che sfrecciano (per la nota teoria della relativita')







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