Oggi ci siamo fatti sentire poco perche' e' stata una giornata impegnativa: Tomoko la nostra super guida, ci attendeva alle 9.00 am e ci ha mollato stravolti alle 5.30 pm!
Con oggi abbiamo terminato il censimento dei templi di Kyoto: sono 1483, tutti belli e rilassanti con i loro giardini, il muschio, gli stagni con le ninfee e gli aironi e le carpe e le tartarughe ma quando arrivi in albergo sei un cencio!
Tomoko e' un'insegnante di inglese quindi siamo stati molto in imbarazzo per la conversazione but alla end ce l'abbiamo fatta.
Abbiamo finito di vedere tutti le principali attrazioni Kyoto, compresa una enorme foresta di bambu' su di una montagna abitata da scimmie (anche se dei simpatici primati non s'e' vista nemmeno l'ombra, Fre'e a parte...)
Sembra incredibile ma anche oggi siamo riusciti a vedere dei templi spettacolari: non c'e' niente da fare, 'sti giappo sono bravi! Fate conto che Kyoto ha gli stessi abitanti di Milano ma una qualita' della vita 100 volte superiore (e se la tirano molto meno).
Certo, un biglietto della metro costa dai 2 euro in su (a seconda delle fermate che fai) ma ha un sistema di trasporti pubblici che noi ce lo sogniamo (e anche di piste ciclabili!).
Devo ammettere che faccio fatica a ricordarmi i nomi di tutti i posto dove siamo stati ma al ritorno vorrei ricostruire tutto il percorso (pronto a rimangiarmi la parola)
Parliamo della cena.
Mia mamma da piccolo mi diceva sempre:
"Impara le lingue o ti troverai in un ristorante di Kyoto a mangiare le interiora del pollo con il rafano e la salsa di soia".
Seeeeeee! Dicevo io.
Stasera abbiamo scelto un bel posticino senza stranieri (e la cosa avrebbe gia' dovuto allarmarci).
Menu' in inglese e la specialita' sembravano essere degli spiedini di mille tipi con tutto l'immaginabile.
Problema 1: il nostro servizievole cameriere non sa una parola una di inglese (Tomoko nel frattempo e' tornata per bastonarlo).
Optiamo per due menu' che, in teoria, dovrebbero farci assaggiare un po' di tutti questi bei spiedini che abbiamo visto entrando.
Il nostro servizievole amico intanto ha, nell'ordine:
Srotolato un separe' dal soffitto facendoselo cadere sulla testa.
Fatto cadere il vassoio su un piede dissimulando il dolore con un sorriso forzatissimo ed una lacrima stile amico di Doraemon di cui ora colpevolmente non ricordo il nome.
Cercato di rovesciare l'acqua sulla Fre'e.
Insomma, tutto lasciava ben sperare quando, TERRORE, si e' presentato con il primo piatto: (foto)
Svariate ciotoline contenenti quelle che sembravano a tutti gli effetti interiora crude di gallina coperte da radici e salsa di soia.
Con sommo sbigottimento, ho pensato: l'apparenza spesso inganna e le barriere culturali spesso sono legate a preconcetti che possono essere spazzati via facilmente dalla conoscenza delle usanze del prossimo.
Ho quindi assaggiato tutte le ciotoline.
Le barriere culturali, ho ripensato, si possono abbattere solo con la conoscenza.
Ho quindi chiesto al nostro servizievole di cui sopra, cosa stessi mangiando: la sua barriera linguistica e' stata spazzata via dall'inequivocabile suo gesto che indicava la sua pancia e la parola "chicken" ripetuta sorridendo.
Bene, stavo masticando interiora crude di gallina coperte da radici e salsa di soia.
Dopo una sana e purificatrice vomitata e solo dopo aver glassato di botte il nuovo amico, mi sono riseduto e ho chiamato l'altra simpatica amica, cercando delucidazioni sul resto delle portate e lasciando intendere che se erano tutte di questo tipo, difficilmente avremmo consigliato il ristorante alla guida michelin...
DRAMMA.
Il vocabolario inglese della nuova amica si fermava al semplice contenuto del menu' e non contemplava assolutissimamente alcun vocabolo esterno.
Ora apro una parentesi: i japanesi, tutti, per dire che qualcosa e' chiuso, terminato, non va bene, incrociano gli indici a formare una X.
Ecco, al nostro tavolo mancava Mara Maionchi e poi sembrava di essere ad uno speciale di X Factor.
Comunque, in un crescendo di english, globish, linguaggio dei segni e schiaffoni, ci siamo chiariti, e dalla seconda portata (in totale erano 8!) sono arrivati gli spiedini e svariati altri classici della cucina commestibile nippo (con la chicca che, tutte le sante volte, il cameriere cercava di spiegarci in inglese, senza sapere una parola di inglese e quindi parlandoci poi in giapponese, cosa fosse).
Ecco, l'altra figata dei nippo e' questa: per strada fermi qualcuno per chiedere un'informazione, parli in inglese, lui/lei ti capisce e comincia a parlarti in giapponese, per fortuna gesticolando un casino, quindi puoi capire da che parte andare (salvo quella di ieri sera che, alla nostra richiesta di informazioni non ha risposto ma ci ha accompagnato tipo per 300 metri per poi
tornarsene indietro!!!)
Ora vi racconto anche questa.
Entriamo in un negozio per comprare una scatolina. La scegliamo, la portiamo alla tizia e questa comincia a impacchettarla (gli abbiamo spiegato che doveva arrivare intatta in Itali'). Questa la prende, prende un fogli di platica per gli imballaggi, misura, toglie, taglia, rimisura, tagliato troppo, latro foglio, misura, piega, taglia, tagliato troppo, altro foglio, misura, piega, taglia, va bene, ok. Non basta, altro foglio...
Ve lo giuro: ci ha messo cosi' tanto a fare 'sto pacchetto che se si rompe prendo la macchina da Busto e torno a menarla!
Si, anch'io mi rendo conto che oggi sono poco zen ma penso sia dovuto al fatto che certe volte sono proprio maniaci.
PDF: spesso nei monasteri l'erba dei boschi (a volte foreste intere) e' stata completamente sostituita da muschi: all'uomo giapponese ci piace il muschio e quindi ha deciso che l'erba non andava bene e quindi l'ha sostituita manualmente.
Si, manualmente. Centimetro dopo centimetro.
Beh, direte voi occidentali. Una volta che il lavoro e' fatto e' fatto.
Stolti.
L'erba cresce lo stesso. Il problema e' che non puoi prendere il roomba tagliaerba e farlo scorrazzare per il bosco zen.
A MANO, ripeto A MANO! pazienti giardinieri alzano la zolletta di muschio in corrispondenza del filo d'erba, strappano il filo e la relativa radice e riposizionano il muschiato dov'era.
Penso che il giappone abbia un tasso di disoccupazione bassissimo perche' esistono miliardi di lavori che a noi sembrano assurdi e che loro invece svolgono con indomito fervore.
Uno per tutti: c'e' un cantiere. In Italia c'e' Ciro che guida la ruspa (e' la funzione, non il cognome) di fianco ad un asilo, con in mano una sigaretta, mentre scava vicino ai tubi del gas e di fianco sfrecciano macchine, autobus e i soliti vecchietti (no, loro non sfrecciano) e al massimo c'e' il nastro bianco e rosso dei lavori in corso, rubato ad un altro cantiere.
Qui, ovviamente, no.
Ogni cantiere e' sigillato in una scatola che lo contiene. All'esterno della scatola ci sono tutti i cartelli che indicano cosa sta succedendo, compreso, giuro, il fumetto di un operaio che si inchina per scusarsi dei disagi. Agli angoli dello scatolone ci sono poi sempre degli uomini bardati di cerate, caschetti e spade laser che si assicurano che nessuno passi troppo vicino al cantiere (chiuso, che non si vede) e che fermano le macchine per farti passare. Ma la cosa più assurda, se possibile, e' che non c'e' solo una persona: sono almeno due o superiori a seconda della grandezza dello scatolone.
Oggi fuori da un piccolo teatro ho contato la bellezza di 45 guardie private che incanalavano persone e pedoni lungo una via.
Male che vada vengo in giappone a sorvegliare gli angoli dei cantieri (del resto si sa: il giappone ha il più alto numero di centenari al mondo e, questi, se mai dovessero decidersi di riunirsi attorno ad un cantiere per urlare all'unisono che loro quel buco l'avrebbero fatto proprio li dove e' stato fatto - perche' sono strani - potrebbero diventare un vero pericolo per la sicurezza del Paese)
Insomma, ora vado ad abbattere con il sonnifero la Fre'e che e' in pieno delirium tremens valigiensis.
Domani facciamo una pazzia e usciamo dal nostro tour per una puntatina al castello più bello del giappone, anche se ci e' stato detto che lo stanno ristrutturando.
Poi riokan (che non e' veneto)























































1 commento:
...in effetti iniziavo a preoccuparmi! come farò quando tornate senza i vostri resoconti mattutini [per me]??
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