lunedì 18 ottobre 2010
The smiling Budda
domenica 10 ottobre 2010
sabato 9 ottobre 2010
Conclusioni
Abbiamo lasciato l'estremissimo oriente con la speranza che anche noi un giorno si possa ambire a diventare una terra cosi' civile e organizzata. Sembra cosi' semplice.
Potrei dire che ne abbiamo viste noi cose che voi umani non potete neanche immaginare ma sarebbe scontato.
Eppure e' cosi'.
Il Giappone e' una terra complessa e difficile da raccontare ma la sensazione più forte e' che sia una nazione dove tutto puo' essere possibile.
Non e' l'American Dream dove il singolo, con l'intelligenza, l'astuzia e un pizzico di fortuna puo' diventare tycoon: qui gli obiettivi si raggiungono insieme, e' il gruppo che puo'.
Hanno dominato la natura: fioriscono i fiori che vogliono loro, gli alberi si piegano alla loro fantasia zen in sghiribizzi mozzafiato, le montagne sono funzionali al loro volere. Sono riusciti a contenere anche la forza devastante dei terremoti.
Hanno le tradizioni nel dna. Ma sanno adattarsi. Penso sia merito dello scintoismo: un approccio alla vita che ha pochissime regole, chiare.
Consola il fatto che comunque non sono perfetti e non vanno idealizzati, sono proprio come un qualsiasi europeo o americano. Eppure loro ci sono riusciti.
Certo,lo ripetero' allo sfinimento: mangiare con loro e' una delle esperienze più disgustose che possono capitare ma possono migliorare.
Cosi' come il loro rapporto con il muco o l'ossessione dei water.
Prima di partire avevo l'immagine del giapponese medio come lavoratore instancabile, sempre compito, educato, silenzioso, che fa un viaggio solo nella vita, dopo anni di duri sacrifici, per farsi inchiappettare dai tassisti di Roma o dai ristoratori di Venezia, e questo in parte era dovuto anche all'esperienza di quando li si vede nelle nostre citta', nelle comitive che sembrano greggi organizzati.
Non e' assolutamente cosi'.
Sono equilibrati.
Ecco, qui ho elaborato questa teoria: i giappo in vacanza non sono educati e compiti.
No.
Sono assolutamente terrorizzati!
Io immagino che per loro fare un viaggio in Europa, in Italia, sia come visitare un parco dei divertimenti a tema "medioevo moderno", ma ora non vorrei scadere nella retorica.
In conclusione possiamo dire con assoluta certezza che e' un viaggio i cui ricordi ci accompagneranno per molto tempo e per questo vi ringraziamo ancora.
Nei prossimi giorni cerchero' di pubblicare parte dei 12GB di foto scattate ma sono sicuro che non basteranno a dare l'idea di cio' che abbiamo realmente vissuto. L'ordine mentale e fisico, la pace dei loro giardini, il caos ordinato (e un po' ansiogeno per noi) delle folle, i gusti e gli odori, le loro ossessioni (per citarne alcune, a mero titolo esemplificativo: cibo, grafica, sumo, firme europee, ...) sono concetti difficili da rappresentare.
A presto, quindi! :)
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giovedì 7 ottobre 2010
mercoledì 6 ottobre 2010
A l'Italia...
Che dire? Steward scortesi che ci hanno subito tirato 2 schiaffi morali (ma poco ci mancava che prendessero 2 schiaffi reali) hanno fatto da rapida camera di decompressione.
Il viaggio e' stato tranquillo e meno faticoso rispetto all'andata (mi sono sparato nell'ordine "Rocknrolla" - film figo di Ritchie con sempre la solita trama di Ritchie - "Il nastro bianco" - incomprensibile - "Green Zone" - americanata - "Shrek 3" - una cagata - ma sentite questa: il volo era completamente pieno di Giappo che si sparavano 13 ore di viaggio per andare dove a ottobre???
In Croazia!
Ora, senza nulla togliere alla nazione che mi ha permesso di vedere lo spogliarello più osceno della mia vita, ma chi cavolo glielo fa' fare???
Ancora mi sfuggono delle sfumature nippo...
Ora siamo a Roma ed e' come spargere sale su una ferita aperta: il confronto e' impari, inutile perdere tempo a spiegare. Giassapete.
Ora aspettiamo il nostro volo per Milano.
Confermo di aver sbagliato la foto riferita alla suspense del lucchetto e vi svelo il mistero del segnale: era sulle porte di un ascensore e avvertiva del fatto che nella pozza biologica dello stesso era possibile toccare con mano il microsistema faunistico. O forse che se provavi a sporcare il vetro ti punivano con un pizzico di un granchio. O forse che se indichi l'interno dell'ascensore - non si indica, e' maleducazione - avresti ricevuto in cambio un dolore pari al pizzico di un granchio (chi non lo conosce direttamente questo dolore atroce e chiaro?).
Mi mancheranno.
Mi mancano gia', nonostante la mia vicina nippo abbia tirato ininterrottamente su con il naso da Ulan Bator a Civitavecchia (immagino che la fase di atterraggio gli abbia compresso il tutto nella scatola cranica, impendole la funzione del pensiero che governa tale simpaticissima abitudine).
Mentre aspetto la Fre'e che penso si sia persa (e' per negozi da 2 ore nonostante abbia io portafoglio, soldi, carte di imbarco...) potrei anche raccontarvi della tardona francese che ad un certo punto del volo e' venuta di fianco a me a fare ginnastica per una buona mezz'ora ma intanto mia moglie e' tornata. Quindi alla prossima.
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Day 15
E' tempo di valigie, fatte, disfatte e rifatte (e trasportate con fatica immonda)
E' tempo quindi di tornare.
Siamo all'aeroporto di Osaka, raggiunto molto più facilmente del previsto, costruito su un'isola artificiale impressionante, con i trenini che ti portano direttamente al tuo gate.
Oggi e' filato tutto liscio e c'e' un bel sole.
Ci aspetta un viaggio di 13+1,5 ore (via Roma) che ci fara' arrivare a notte fonda a Milano.
Ah! Abbiamo trovato per terra un maglioncino con una spilla a forma di cervo tempestata di diamanti e zaffiri che abbiamo prontamente consegnato al lost and found (si Ciro, l'abbiamo restituita!)
Ora siamo al gate, molto felici e molto tristi: molto felici dell'esperienza magnifica e di rivedervi, molto tristi perche' stiamo abbandonando un Paese incredibile.
Arriviamo, buttate la pasta! :)
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Ultimo suuuushi...
(Ndr: da cantare sulla base del famoso successo di Nicky Lavoro)
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Cip
Troppo avanti.
Ps
In japone ho trovato un sacco di faccine, ovunque!
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Suspense
Ieri sera faccio per aprirlo.
Non si apre.
Avro' sbagliato combinazione.
No.
Riprovo.
Niente.
Respiro.
Penso. Cosa c'e' dentro?
Solo il necessario per il viaggio. E se alla dogana mi chiedono di aprirlo!?!
Respiro.
Riprovo più volte.
Perdo parte dello zen accumulato.
Niente da fare, non si apre più.
Comincio a forzare la leva.
Niente
Comincio a perdere le speranze e ad arrendermi all'idea di scendere in reception a chiedere un seghetto (vi lascio immaginare. Tutto) quando faccio un po' più di forza (ma neanche tanta).
Il risultato in foto.
Uri Geller non e' nessuno.
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martedì 5 ottobre 2010
Ultimi capitoli
Non e' una citta' brutta ma neanche bella.
Abbiamo visto cantieri ovunque, enormi cantieri, quindi e' possibile che sia in una fase di forte trasformazione. Ma oggi, a meno che non siate di Bergamo e abbiate un'impresa edile, mi sento di sconsigliare una lunga sosta.
Faccio una considerazione generale: in Giappo le citta' si sviluppano in ogni senso. In piano e in verticale. Ma la cosa impressionante e' che l'espansione verticale comprende anche il sottosuolo: si puo' camminare per ore senza mai uscire all'aria aperta. Si attraversano quartieri, si scalano grattacieli, si mangia, si dorme, ci si diverte in tutte le direzioni. E' la prima volta che mi capita su questa scala (questo pero' non ci ha impedito di prenderci qualche bella lavata...).
Ah! Osaka: non so quanti abitanti faccia ma l'impressione e' che nessuno stia a casa. Le strade sono affollatissime a ogni ora del giorno e della notte. Gente ovunque.
Ah! Anche oggi siamo stati intervistati dalle scolaresche. Che fighi! (Noi e loro) :)
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