La giornata dei giardini zen.
Ma andiamo con ordine: so che vi stupiro' dicendovi che oggi ha piovuto. Ebbene si. Almeno ha rinfrescato (consolatevi con il fatto che da meta' pomeriggio ha smesso e tutto lascerebbe ben sperare...).
Oggi abbiamo visitato da soli la citta':
- dimora imperiale (1400 dc, per intenderci): bellissima, bellissimi gli interni con un sistema di pavimentazione allarmata: al passaggio di una persona un sistema semplice ma ingegnosissimo produce uno scricchiolio simile al canto di un usignolo e funziona ancora!
- templi: a decine, centinaia! Ce n'e' ovunque, uno più bello dell'altro. In particolare abbiamo visitato due famosissimi giardini zen di pietra: massi, alberi e ghiaia posizionati secondo un criterio ed un fine oscure secoli addietro che, dopo lunga e scalza meditazione ci hanno portato a pensare che forse anche i monaci zen hanno voluto prenderci un po' in giro (io la testa di tigre, l'orma del Budda, la nave del tesoro o la tartaruga che nuota contro corrente perche' non accetta di invecchiare prorpio non li ho visti da nessuna parte. E' stato più onesto un altro monaco che, secoli fa, ha detto: queste pietre non hanno un significato particolare: ognuno ci vede cio' che vuole ed e' in grado di attribuirgli o meno un significato filosofico.)
In uno di questi templi, il più antico in assoluto, l'unico ad essere sopravvissuto a tutti gli incendi (sono tutti di legno e carta di riso e quei geni hanno pensato bene di mettere su tutti i tetti delle statue di ferro a punta che attirano i fulmini come fosse antani!) Abbiamo poi conosciuto un vecchio monaco molto simpatico che ci ha recitato in italiano alcuni consigli di vita e poi, cosi', come fosse la cosa più naturale del mondo, ci ha cantato l'inno di Mameli (penso sempre per la passione del karaoke ma non ho chiesto). Ci ha poi scritto i nostri nomi in ideogrammi.
Ecco,abbiamo più volte riscontrato questo problema: facciamo fatica a spiegare che i nostri nomi sono nomi e che non hanno un particolare significato semantico. Loro si aspettano che Diego sia "bocciolo di fiore di pesco che affronta indomito l'autunno". No. Diego e' Diego.
Vabbe'.
- golden pavillion: forse il monumento più fotografato del japone e devo dire che rende, anche sotto la pioggia e anche circondato da milioni di studenti in divisa con simpatici cappellini gialli e rossi che sembrava di essere nella curva sud al derby!
Ah! Siamo anche diventati delle star: una di queste scolaresche ci ha fermato e, dopo una breve introduzione della capoclasse, ci ha fatto una piccola intervista per conoscere da dove arrivassimo. Per la cronaca, hanno fatto un po' di fatica a trovare il Belpaese sul loro micromappamondo ma alla fine ce l'abbiamo fatta! Ci siamo lasciati dopo una buona mezz'ora di strette di mano ed inchini e ciao :)
Ah! Oggi Atsuko (la nostra guida di ieri), come se non bastasse che le avessimo portato via il doppio del tempo previsto, mi ha mandato una mail piena di ringraziamenti e complimenti.
Ripeto: li amo!
Ah! Oggi panico in hotel: stavamo uscendo quando ci siamo accorti di aver dimenticato una cosa in camera. torno verso la reception per recuperare la chiave e, naturalmente, vengo circondato da amorevoli assistenti, pronti anche a farmi la respirazione bocca a bocca nel caso il respirare mi creasse fastidio. A uno di questi simpatici e amorevoli amici (che probabilmente, a causa del molto riso ingurgitato, mi scambiano per il Budda) dico perentorio: room 2021. Questo mi si fionda verso il suo superiore, che a sua volta si rivolge ad un altro più alto in grado, che finalmente cerca la chiave.
Panico.
Noto, con la mia proverbiale arguzia, che la mia chiave non si trova.
Comincio a pensare: ma guarda te questi inferioribus che in 3 non riescono a trovare la chiave che gli ho lasciato 1 minuto prima.
Stavano gia' crollando i miei muri di certezze sui giappo quando, dopo un loro breve consiglio interno, il più alto in grado sottovoce mi dice: mr Valazza? (Si, e' incredibile ma qui non lo sbaglia nessuno il mio cognome!!!). Io: yes (inferioribus - ma sottovoce). Lui: your room number is 2120. Here's your key. Sempre sorridendomi e non facendomi assolutamente pesare il fatto che io fossi un demente e che lui in 30 secondi era riuscito a risalire a come mi chiamassi nonostante ci fossero altri 18000 ospiti nell'hotel.
Non li amo. Li stimo e li amo. Li stamo!
Questa sera siamo andati alla stazione centrale: e' una costruzione futuristica, una delle poche della citta', con a fianco un hotel che sembra un razzo missile (razzo, si, razzo).
E ora, su questa bella immagine, vi auguriamo una buona notte (per noi e per chi e' in ufficio) ed una buona giornata per tutti gli altri!
:)
mangiato non so più cosa ma ricordo molto bene i dolcetti che abbiamo preso fuori da un tempio: dunque, prendete la pasta dei ravioli, quella cruda. Formate un quadrato di 10x10 cm e in mezzo metteteti un cucchiaino di quel dolce che piace tanto ai nippo ma che a me mi fa un po' schifo, fatto con i fagioli e lo zucchero. Chiudete tutto a meta' e servite.
Demente, direte voi in malafede, ti sei dimenticato di scrivere "cuocete per tot. minuti". No. La pasta e' cruda.
A questo punto del viaggio comincio a pensare che Diego voglia dire "uomo dalla pancia sferica e dall'eterna digestione".
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2 commenti:
io non so voi, ma sti commenti li adoro, mi sa che vi state trasformando in jappo pure voi!!!quindi vi amiamo!!! ahahahahahahhaha, che grandi telecronache!!! ahhahaha
w i jappo e w Diego e la Frée!!!!
evvaiiiiiiiiiiiii
... vi STAMO!!!!
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